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“UN CLANDESTINO A BORDO”

RANDONE

“UN CLANDESTINO A BORDO”

di Valeria Randone

RANDONE

L’incontro-introspezione tra quello che non c’è più e quello che ci sarà per sempre; perché amare e lasciare andare, talvolta, sono la stessa cosa.

I miei scritti nascono da un’urgenza: succede qualcosa, dentro o fuori di me, e sento la necessità impellente di trasferirla su carta. Un amore, un dolore del cuore, un abbandono, il racconto di un paziente che mi ha particolarmente emozionata diventa un articolo, un racconto…

Questo libro, invece, nasce da un cammino.

Un clandestino a bordo è il cammino verso la ricostruzione di una storia, dei suoi frammenti, dei suoi ricordi importanti che diventano un presente irrinunciabile che abbraccia e che consola. La storia della vita e della morte di mio padre, dell’attesa di una diagnosi e della gestione emotiva del dopo, dell’amore di una figlia che nella vita “aggiusta cuori” ma non ripara il suo, ambientata nell’assolata Sicilia, in riva al mare, tra barche, portolani, sentine, boe galleggianti e terapia di coppia.

È la rivisitazione di un dolore che si fa risorsa, cammino, presenza.

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Valeria Randone, di professione si definisce un’“aggiusta cuori”. Sono una sessuologa clinica, appartengo alla FISS (Federazione italiana di sessuologia), e alla SIA (Società italiana di andrologia). Amo l’ascolto, la cura, il cioccolato, la scrittura. Non sempre in quest’ordine. Sono di Catania, dove vivo e lavoro, ma alterno la mia attività tra Catania e Roma. Sposata con una figlia che non è solo “l’amore”, ma anche la mia consigliera del web. Ho due dolcissimi cani, compagni di scrittura e di passeggiate olfattive. La scrittura è la mia compagna di banco e di vita, la curo ogni giorno tramite due sezioni del mio sito: www.valeriarandone.it, le riflessioni sull’amore. Ho una rubrica sull’amore su La Stampa “Amore non è solo amare”, a cui voglio molto bene: luogo dello scambio con i lettori, tra articoli e interviste.

I miei primi libri erano in realtà testi scientifici, ma nel tempo ho  lasciato sempre più spazio ai racconti dei miei pazienti e alle emozioni. Questo è il mio sesto libro ma sono emozionata come se fosse il primo.